Il Karma non esiste


Spezzare le catene del karma è semplice. Basta smettere di crederci e il karma sparisce. Non c'è bisogno di soffrire, non c'è bisogno di pagare nulla. E' finita. Se potete perdonare voi stessi, il karma non c'è più. Proprio così. E da quel punto in avanti, potete ricominciare da capo.

Ho sentito le persone parlare di Karma almeno un milione di volte e quasi sempre nel modo sbagliato.
Iniziamo con il dire cosa il karma non è.
Il karma non è  punizione;
il karma non è espiazione;
il karma non è colpa.
In occidente tendiamo ad associarlo a questi concetti negativi per via della cultura cattolica nella quale siamo cresciuti, profondamente legata al costante concetto di mancanza, di peccato e di sacrificio. 
In realtà il karma agisce sulla nostra vita solo quando gliene diamo il potere, solo quando, cioè, "scegliamo" di restare intrappolati nel passato e di continuare quindi a farci condizionare da ciò che è stato più del necessario.
In natura il concetto di colpa non esiste. La parola "peccare" etimologicamente significa "sbagliare il bersaglio" ma non ha alcuna connotazione morale negativa. 

Ciò che influisce sugli eventi che ci accadono, su ciò di cui andremo a fare esperienza,  quindi non sono gli eventi del passato, non sono i nostri comportamenti, bensì il modo in cui guardiamo ad essi, le emozioni che proviamo in riferimento al nostro vissuto.
La strada quindi è quella di  iniziare a ripulire, per quanto possibile, tutto ciò che è stato dalle implicazioni negative; sospendere il giudizio e a far pace con la nostra storia.

In Hawaiano esiste una parole "Manawa" che possiamo tradurre con "ora è il momento del  potere". Cosa significa?
Significa che in realtà l'unico momento che esiste, l'unico sul quale abbiamo realmente un potere è il presente. 
Presente che purtroppo viene normalmente perturbato dalle aspettative che abbiamo sul futuro,  determinate a loro volta da ciò di cui abbiamo fatto esperienza nel passato.
E' possibile tuttavia in qualsiasi momento scegliere di cambiare sguardo, smettere di giudicarci, di punirci per ciò che è stato e provare a ripartire dal qui ed ora, lasciando andare al contempo le aspettative sul futuro o almeno le aspettative eccessivamente condizionanti.  
Nessun ci chiede di smettere di desiderare. Desiderare anzi è parte stessa della natura umana. Dobbiamo imparare però un approccio più fluido rispetto ai nostro desideri.
Se ci aspettiamo che le cose debbano andare per forza in un determinato modo perché pensiamo che solo così potremmo essere felici rischiamo di condannarci ad una costante frustrazione.
Desiderare quindi ma senza irrigidirci in un'immagine specifica, desiderare la gioia, la realizzazione, lasciando spazio però alla vita di sorprenderci.
Definire in qualche modo la cornice, le linee guida lasciando che poco a poco il quadro si componga da solo. 


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